Ho letto una favola, tempo fa. L’autrice, che si firma con lo pseudonimo di Mimmi, la presenta con queste parole: «Spero doni un qualche sorriso a chi vorrà leggerla, ma soprattutto porti segni concreti per chi – nel dolore o nella solitudine – non sa credere più nelle favole. Eppure, ne avrebbe il desiderio. Anzi, il bisogno».

 

Poche parole nelle quali si racchiude lo spirito di questa pubblicazione che prende vita dall’idea di far raccontare una favola, quella della propria fanciullezza, attraverso il ricordo di giochi e giocattoli non lontani nel tempo, ma che pure la tecnologia e l’elettronica hanno reso distanti anni luce dalla cultura ludica contemporanea.

 

Raccontare i “giochi nella memoria” non significa soltanto ricordare il passato con una nostalgia fine a se stessa. Significa anche riuscire a consegnare ai nostri figli un messaggio educativo, senza voler demonizzare la moderna generazione di svaghi, che li porti a comprendere l’importanza di giocare con la fantasia e, soprattutto, di giocare insieme.

 

È questo, in fondo, il segno che viene fuori dai racconti che hanno partecipato alla seconda edizione del Premio letterario del quale pubblichiamo i primi tre classificati. Un messaggio che si trasmette dai bimbi di un tempo a quelli di oggi. Così la Pro Loco di Garrufo ha voluto consegnare idealmente questo testimone ai piccoli scolari della comunità locale, coinvolgendoli, con l’entusiasmo delle insegnanti, nel recupero dei “giochi della memoria”. L’idea è nata, infatti, dall’intento di valorizzare gli alti valori del gioco tradizionale come momento di socializzazione, strumento di creatività e recupero della memoria.

 

È l’altra sezione del libro. Quella realizzata da chi è ancora bambino che ha avuto bisogno (ma cosa c’è di più bello?) di ascoltare genitori e nonni nel racconto di una favola fatta di artigianali carretti, bambole di pezza e di piazze animate dal chiacchiericcio di ragazzi pronti a darsi battaglia a mosca cieca o a nascondino.

 

Quei giochi, pazientemente ricostruiti, rimarranno a testimoniare il nostro patrimonio antropologico. Tutta l’iniziativa rientra, infatti, in un progetto che prevede, da parte della Pro Loco di Garrufo, il recupero delle tradizioni, indagando nei vari ambiti della vita sociale [...]

 

(dalla Presentazione di Carlo Di Clemente)

 

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