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Nato a
Chieti il Quando,
nel marzo del 1953, iniziarono ad andare in onda dagli studi di Pescara i
primi programmi radiofonici, l’allora direttore Edoardo Tiboni pensò di
creare delle trasmissioni domenicali che si occupassero,
con tono spensierato, dei problemi relativi ai quattro capoluoghi regionali
più Campobasso, in quanto il Molise faceva ancora parte amministrativamente
dell’Abruzzo. Ogni capoluogo aveva, quindi, il proprio programma che andava
in onda poco dopo A
febbraio e a giugno del 1966, Fraticelli fu invitato a partecipare, insieme ad altri colleghi pescaresi, allo spettacolo radiofonico
“Attenti al ritmo”, condotto da Mike Bongiorno. Zì Carminuccio fece la sua
ultima apparizione dai microfoni della Rai nel 1989
quando partecipò al programma “Canti d’Abruzzo”, condotto da Carlo Orsini. Ma
Fraticelli non è solo la maschera di Zì Carminuccio. Da circa settant’anni,
infatti, è “voce di popolo” con la sua straordinaria capacità di stare dalla
parte di tutti, di elevare gli umili a protagonisti, di farsi cantore del
dolore, della gioia, della quotidianità. Mons. Bruno Forte – nella
presentazione – ha definito Fraticelli «Artista degli umili, Poeta di Dio:
sospeso fra prossimità e trascendenza, fra la larghezza di umanità del suo
cuore e lo slancio dell’adorazione e della fede che invoca». Un percorso di
poesia e di fede che lo ha portato a tradurre, in versi dialettali, prima le
pagine del Vangelo che raccontano della Passione, Morte e Resurrezione di
Nostro Signore e, successivamente, quelle dedicate alla Madonna. Si è
anche occupato di numerosi aspetti legati alla tradizione popolare della
regione. Ha pubblicato, tra l’altro, La cucina de mamme, Giorni di festa e
dintorni e Lu lópe (rappresentazione del miracolo di San Domenico a Pretoro).
Fraticelli ha tradotto “pagine scelte” della Figlia di Iorio di d’Annunzio,
in occasione del centenario dell’opera: lettura messa in scena la sera del |
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